
“Penso che il Mediterraneo abbia una lunga storia di conversazioni con i materiali“.
Con queste parole, l’architetto giapponese Kengo Kuma ha aperto la sua riflessione sui legami profondi tra natura, materiali e architettura, condividendo una visione che intreccia due culture apparentemente distanti ma intimamente connesse: quella del bacino mediterraneo e quella giapponese. Un dialogo che va oltre la geografia per abbracciare una filosofia progettuale radicata nel territorio, nella sostenibilità e nel rispetto per l’ecosistema.
Mediterraneo e Giappone: Due Culture, un Unico Dialogo con i Materiali
La natura del Mediterraneo possiede caratteristiche uniche e una bellezza distintiva che si manifesta attraverso una straordinaria ricchezza materica. Il ferro, le pietre speciali, il calore del clima hanno generato nel tempo una diversità che l’architettura ha saputo interpretare e valorizzare, stabilendo un legame indissolubile con questa varietà naturale. L’architettura mediterranea è profondamente collegata a questa diversità, in un rapporto che si è consolidato attraverso i secoli.
Questa condizione trova un’eco sorprendente nel contesto giapponese. Sebbene il Giappone non sia un grande paese dal punto di vista territoriale, presenta una diversità naturale notevole: molteplici tipologie di alberi, pietre e risorse naturali hanno permesso agli architetti giapponesi di sviluppare una tradizione progettuale che lavora con questi materiali da generazioni.
La convergenza tra le due culture risiede proprio in questo: i materiali e la vita delle persone sono profondamente collegati, sia nel Mediterraneo che in Giappone. Le condizioni sono sorprendentemente simili, creando una base comune per un’architettura che ascolta il territorio, rispetta le risorse locali e costruisce spazi in armonia con l’ambiente circostante.
La Biofilia come Fondamento della Pratica Progettuale
Negli ultimi vent’anni, la biofilia è emersa come uno dei principali concetti della pratica architettonica di Kengo Kuma. Sebbene la sua preferenza personale rimanga il legno, l’approccio biofilico ha ampliato significativamente la comprensione dell’uso dei materiali, fornendo indicazioni preziose che vanno ben oltre la superficie.
“La biofilia mi ha dato molte indicazioni sull’ecosistema totale dell’edificio“, sottolinea l’architetto. L’architettura biofilica non si limita infatti all’applicazione di materiali naturali sulle superfici per un effetto estetico. Il vero obiettivo è utilizzare i materiali naturali come parte dell’ecosistema, integrandoli in un sistema più ampio e complesso.
Quando questa filosofia viene estesa all’intero edificio, la costruzione può diventare parte dell’ecosistema del paese stesso. Questo approccio sistemico rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: i materiali naturali non sono semplici finiture decorative, ma elementi attivi che contribuiscono alla creazione di un ambiente vivo e in equilibrio. Portare questa idea a tutto l’edificio significa trasformare ogni progetto architettonico in un tassello di un sistema più ampio, capace di dialogare con il contesto naturale e sociale in cui si inserisce.
Sostenibilità: La Guida per Ogni Sistema dell’Edificio
La sostenibilità guida certamente l’atmosfera naturale e calda degli spazi abitativi, ma secondo la visione di Kuma, il suo ruolo va molto oltre l’aspetto percettivo ed emotivo. La sostenibilità fornisce indicazioni fondamentali su tutto l’edificio: dalle condizioni ambientali al sistema di illuminazione naturale, dal sistema materiale a ogni componente dell’organismo edilizio.
Ogni sistema dell’edificio è guidato dalla sostenibilità. Senza questa guida, sostiene l’architetto, non è più possibile procedere nel disegno architettonico. La sostenibilità non è quindi un valore aggiunto o un optional da considerare nelle fasi finali del progetto, ma la condizione necessaria e imprescindibile per fare architettura nel nostro tempo. È il filo conduttore che attraversa ogni scelta progettuale, dalla concezione iniziale alla realizzazione finale.
L’Acqua: Materiale ed Elemento del Ciclo Naturale
Il ruolo dell’acqua nella riflessione progettuale di Kengo Kuma rappresenta un ulteriore esempio di come la natura possa essere integrata nell’architettura a molteplici livelli. L’acqua è parte della natura, parte del ciclo naturale, e i materiali utilizzati in architettura devono inserirsi in questo ciclo, seguendo la ruta dell’acqua stessa.
Ma l’acqua non è solo un elemento da considerare nel sistema edilizio: in alcuni progetti, diventa essa stessa uno dei materiali principali. Nel museo di Nasu e nel museo di Brion-Vega in Portogallo, Kuma ha utilizzato l’acqua come materiale progettuale a pieno titolo. Questa scelta risponde a molteplici ragioni: l’acqua è esteticamente bellissima, ma soprattutto l’acqua moderna è parte del ciclo naturale, rappresentando un elemento di connessione profonda tra architettura e ambiente.
In questo contesto, emerge con forza il tema del riciclaggio dei materiali, che rappresenta il ruolo più importante per gli architetti contemporanei. In un’epoca in cui le risorse naturali sono limitate e l’impatto ambientale delle costruzioni è sempre più evidente, ripensare i materiali in termini di cicli e flussi diventa una responsabilità etica oltre che progettuale. Ogni materiale deve essere considerato non come un elemento isolato, ma come parte di un sistema circolare più ampio.
Un Dialogo Tra Culture per l’Architettura del Futuro
La riflessione di Kengo Kuma ci restituisce una visione dell’architettura profondamente radicata nella materia e nel territorio, ma al tempo stesso proiettata verso il futuro. Il dialogo tra la tradizione mediterranea e quella giapponese non è un esercizio accademico o una semplice comparazione stilistica, ma una necessità pratica per affrontare le sfide dell’abitare contemporaneo.
Entrambe le culture hanno sviluppato nel corso dei secoli una sensibilità particolare verso i materiali naturali e il contesto ambientale. Questa eredità culturale rappresenta oggi una risorsa preziosa per ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo i nostri spazi di vita. L’architettura biofilica, l’uso consapevole dei materiali naturali, l’integrazione degli edifici negli ecosistemi locali non sono tendenze passeggere, ma risposte concrete alle esigenze di sostenibilità e benessere che caratterizzano il nostro tempo.
La lezione che emerge dalla visione di Kuma è chiara: l’architettura deve tornare a essere parte di una conversazione più ampia con i materiali, con la natura, con i cicli naturali. Solo così può rispondere alle sfide contemporanee senza perdere la propria identità e il proprio legame con il territorio.
Diasen e la Cultura dei Materiali come Ecosistema
L’approccio progettuale descritto da Kengo Kuma trova una naturale risonanza nella filosofia di Diasen, azienda B-Corp marchigiana specializzata in sistemi architettonici a base di sughero e materiali naturali. Come sottolineato dall’architetto giapponese, i materiali naturali non sono semplici superfici, ma elementi vivi capaci di creare ecosistemi edilizi sostenibili e in armonia con l’ambiente.
In Diasen condividiamo questa visione, ponendo al centro della nostra ricerca il sughero come materiale biofilico per eccellenza: naturale, tattile, evolutivo, capace di combinare estetica, prestazioni tecniche e benessere abitativo. Il nostro impegno nel promuovere un’etica dei materiali e nel costruire una bellezza che dura nel tempo si allinea perfettamente con i principi espressi da Kuma: un’architettura che ascolta, che rispetta il contesto e che restituisce centralità all’uomo e alla natura.
Attraverso la continua ricerca su materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi innovativi, Diasen accompagna progettisti e architetti nella creazione di edifici che non si limitano a costruire spazi, ma li rendono vivi, integrandoli con il paesaggio e migliorando il benessere delle persone. Il dialogo tra Mediterraneo e Giappone, tra tradizione e innovazione, tra materia e sostenibilità continua a offrire indicazioni preziose per progettare ambienti rigenerativi che migliorano concretamente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente che abitiamo.